Lato Selvatico

Published on 09/29,2008

  E’ uscito il n° 32 di Lato Selvatico – Equinozio d’autunno 2008 - coordinato da Giuseppe Moretti della Rete Bioregionale Italiana. In questo numero trovate la prima delle interviste sui ri-abitanti che si ispirano al Bioregionalismo.

 

 

Ri-abitare nell’Alta Valle del Chiascio

Intervista a:

Etain Addey e Martino Lanz

 

Etain e Martino ri-abitano la campagna umbra da circa 28 anni.

Nel loro podere “Pratale” allevano pecore, cavalli, asini e galline.

Producono formaggi, uova e vino. Curano il pascolo, il bosco, gli alberi da frutta e un amplio orto per il sostentamento della famiglia.

 

Dopo il terremoto della seconda metà degli anni 80’ hanno costruito una nuova casa interamente in legno: Hanno praticato con i figli la scuola famiglia e ospitano persone che vogliono passare uno o più giorni in campagna. Fanno parte della Rete Bioregionale Italiana dal 1997 ed hanno pubblicato un libro ciascuno: “Una gioia silenziosa”,Ellin Selae 2003 (Etain) e “Real Horsepower” (in inglese), Blakberry Book 2005 (Martino)

Sono presenti in antologie pubblicate dalla Rete Bioregionale e scrivono regolarmente su AAM Terra Nuova, Il Seminasogni e Lato Selvatico. E inoltre sono tra gli ideatori del mercatino di scambio locale.

 

Questo è uno stralcio della lunga intervista:

 

[...] I luoghi hanno un’anima?

 

Etain: Penso di si. Di che natura è quest’anima? Credo che l’interiorità del luogo è come la nostra interiorità umana che è composta di molte storie, di molte esperienze, di molte persone che ci hanno abbracciato, di animali e piante che abbiamo conosciuto, di tutti i sentimenti che sono fluiti da noi e verso di noi, delle nostre speranze e paure, delle nostre ombre e ostilità, delle nostre gioie, dei nostri amori.

 E, sotto tutto questo, un antichissimo, selvatico cuore che abbiamo ereditato dai nostri più lontani antenati – tutti gli esseri terrestri con i piedi per terra e le mani in pasta e indietro nel tempo,  con zanne e zampe e piume e squame e pinne. E allora, dietro a questo cuore selvatico, di cui non si può parlare.

Quando i turisti visitano un luogo, rimangono quasi sempre frustrati perché quello che affannosamente cercano è questa interiorità misteriosa.

Ma a meno che non siano disposti a concedere molto tempo e ascolto, a vivere e a dipendere da quel luogo, non possono penetrare oltre le apparenze, esattamente come un ragazzo che và in discoteca e vede una ragazza: ne vede il corpo e il vestito. Se non le dedica tempo, ascolto,cuore, non può capire il mistero della sua interiorità.

Ma credo che l’anima dei luoghi è generosa e ad un sincero desiderio di entrare, di farsi accettare come abitante, risponda con un abbraccio.

Nell’immaginario dei nativi in ogni tempo e posto sorgono luminosi i visi degli Dei del luogo, che sono la vera apparenza – indovinata solo dal cuore innamorato – dell’interiorità del paesaggio nativo. [...]

 

[...] Come vi state ponendo nei confronti di un mondo sempre più nelle mani degli interessi economici e politici globali e sempre più lontano dai bisogni della gente della natura nel suo insieme?

 

Etain: Così come la natura si ribella la sabotaggio in atto, anche il lato selvatico della gente si ribella perché siamo animali antichi con millenni di vita avventurosa alle spalle [...]

Dopo Genova,  nella nostra zona abbiamo dato vita ad un mercatino di scambio fra piccoli contadini. Ci vediamo una volta al mese.  Sempre in un podere diverso, ed è sempre una festa. Ci sono verdure,carne, formaggio, burro, panna, pane, torte e biscotti, ceci, lenticchie, grano, farro, medicinali naturali, succhi e vino, olio e salse varie, vestiti e libri di seconda mano e tante altre cose. Questo mese ci incontreremo per l’85° volta e vediamo che l’idea viaggia – c’è un mercatino simile nelle Marche, in Molise e, dal mese scorso, in città a Perugia. E chissà dove ancora.

E’ uno dei modi per praticare la “sottrazione” di cui parla Renato Pontiroli:  evitiamo il più possibile di essere clienti di chi fa sabotaggio alla Terra. Non diamo loro il nostro appoggio, i nostri soldi, perché sottrarre loro il voto va bene ma non basta.

Il movimento che ha nutrito questa linea di pensiero è il Bioregionalismo, che vede gli esseri umani all’interno della rete di vita in ciascun luogo specifico.

[...] Ognuno di noi abita un luogo e fa parte in maniera indissolubile di quella particolare rete di relazioni: il luogo ci sostiene, ci fa vivere,ci da da bere e da mangiare, ci ripara e ci offre le sue storie per insegnarci a vivere là.

Stà ad ognuno di noi diventare consapevoli e comportarci in maniera elegante e intelligente con i nostri vicini umani e non umani, in modo da rendere inclusiva la vita nell’ampia comunità naturale della nostra bioregione. [...]

 

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