La strategia del ginepro
“ torna ancora una volta alla Terra, al luogo e agli originari abitanti di quel luogo torna da terre “ devastate “ a terre “ riverite “...
Parto da questa frase di Peter Berg , scrittore bioregionalista americano, per raccontare il tempo e i passi che mi hanno portato tra questi boschi, con l’intima speranza e una spossata volontà di radicamento: trovare Terra per il corpo, acqua per i pensieri, vento per le parole e fuoco per i desideri. Conservo la fatale convinzione che non esista un luogo dove non vedere e non farsi vedere dall’orrore di questo tempo, ma anche ci fosse non sarebbe il mio posto.
Voglio stare qui, su questo
improbabile confine tra selvatico e domestico, dove basta un breve tratto di
strada a rico
rdare ed ammonire quale sia il “senso” del tempo...
Tempo
che non mi piace e non mi appartiene, contro il quale ho combattuto e perso le
mie battaglie… per ritrovarmi spaesato e disperso come un uccello scampato ad
un tiro tremendo. Poi ho incontrato gli alberi
Poco sopra la casa che abito con Manù, c’è una radura a forma di anfiteatro,
rivolta al sorgere e tramontare del sole: erano pascoli e campi delle genti che
abitavano questo borgo, montagna addomesticata nel tempo e con fatica
indicibile, adesso ne restano le tracce: terrazze, muri a secco, ovili…..dove
rosa canina, ginepro, biancospino affondano radici e dispiegano rami, foglie,
bacche e spine.
Difendono il posto dagli animali: con memoria atavica si oppongono ai cervi ,
ai caprioli, ai cinghiali e anche alle pecore e alle capre…nel senso che alla
loro ombra e protetti dalle loro spine crescono i teneri arbusti che poi
saranno: Carpini e Castagni, Querce e Betulle, Faggi e Noccioli: il Popolo
degli alberi. Nel folto del bosco rinato riappariranno Volpi e Tassi, Daini e
Caprioli, Cinghiali e poi Codirossi e Cincie, Merli, Corvi e Poiane,
scorreranno rivoli, fossi, torrenti e poi… poi l’antica trama della vita. Il
loro tempo non si cura molto di noi e non so per quale casocosmico della vita
il mio sguardo si è incrociato con quelle terrazze e con quegli alberi, ma io
voglio vivere in questo equilibrio non detto, voglio stare nel confine tra
ginepro e pascolo.Voglio camminare sfiorandoli, e guardare la vita con i loro
occhi, essere una parte “dell’ambiente “, non rimanerne a parte.
Adotterò la strategia del Ginepro: starò al vento dei tempi, con radici anche
dove non penseresti, vivendo con poco e di poco, sottraendomi alle leggi degli
umani, in mutua vicinanza con rose e spinibianchi, rovi e brughi e a quelli
sensibili alle foglie racconterò le storie di cui questo tempo ha paura, in
attesa del bosco a venire: e quando verranno i grandi alberi, perderò le spine
ma rimarrà nel tronco, inattaccabile dai tarli, un profumo fortissimo e nelle
infinite venature, nelle pieghe e nei nodi, la traccia dei giorni…… Adesso mi
provo a raccontarlo: quando guardo una pagina scritta sulla carta ci vedo
alberi, rami e negli oggetti, i pochi per fortuna, che mi appartengono o che
uso, riesco solo a vedere tutte le storie degli esseri che li hanno costruiti.
Una camicia sono i campi , il lavoro, opifici, laboratori…….un martello..
miniere, fonderie, fatica………in un supermercato, sugli scaffali di merci
ordinate e allettanti ci si può leggere l’effetto dell’ideologia che regna sul
nostro tempo, più sacra di una religione e più crudele di una pestilenza,
quella delle merci e del profitto, che provoca la distruzione selvaggia
dell’equilibrio del pianeta, delle menti e dei corpi degli umani e la riduzione
a merce di ogni forma di vita.
Fa dolere gli occhi questo sguardo, certo, ma è buona cosa questo dolore…è lo
stesso dolore antico che sentivo da ragazzo per qualche mio simile ucciso da
una fucilata in un paese lontano….Adesso l’indignazione è rimasta ma non rotola
a valle in rovinose valanghe, non travolge e non segue vie segnate e
predeterminate .
Come albero del bosco non ho più un tempo breve: terremo con radicipotenti
questo posto e forse altri, più giovani, nei giorni a venire rimetteranno
pietra su pietra le case, le terrazze, coltiveranno orti e campi in equilibrio
e rispetto con gli altri viventi. “Loro” verranno: dai calanchi, dalle radure,
dalle gole, traverseranno campi e prati e ci osserveranno, si faranno ammirare.
Staranno a ricordare le armonie possibili, le infinite polifonie dei viventi:
cosa possono gli schermi del “ Grande Imbonitore” contro l’ Incanto della Vita?
Ecco, mi accorgo che le parole sono al loro termine: io vivo con la mia compagna
e complice in uno di questi posti di confine tra Selvatico e Domestico, posso
accompagnarvi tra i ginepri, e ricominciare dal libro : “…noi siamo qui per
rimanerci nei prossimi 3.000 anni e siamo qui per imparare a farlo
correttamente…” Domani ci toccherà uscire dalla nostra piccola radura
personale, intrecciare le nostre radici con quelle di tutti i ri/abitanti dei
confini, per dare vita a piccoli boschi appartati, selve insondabili, giardini
selvatici nascosti. Abbiamo bisogno di poesia, intelligenza e fantasia : “i
Grandi Disboscatori “ non sono cambiati di molto, sono solo più feroci,
dispongono di un potere immenso, hanno armi terrificanti e la volontà di
usarle……tubi catodici e merci per tutti i bi/sogni indotti. A volte ci sentiamo
soli, pensiamo di essere pochi, dispersi e senza speranza. Ma ci basta uscire
da casa per accorgerci … che abbiamo mani, piedi, pinne, ali, corna, zanne,
becchi, artigli, fiori, semi, spine e rovi, siamo di acqua, di terra, di vento,
di fuoco, corriamo, saltiamo, voliamo, nuotiamo, strisciamo, affondiamo radici.
Siamo fratelli di tutti i popoli nativi, sorelle delle genti che in questi
50.000 anni hanno vissuto su questo pianeta rispettandolo e onorandolo.
Siamo tutti Soli!!
