La coscienza ecologica globale
Questo post lo stò leggendo con lentezza, e penso che mi accompagnerà per qualche giorno, e saluto da lontano il suo autore, che ringrazio profondamente.
La coscienza ecologica globale è diventata inevitabile sia per gli evidenti disastri ambientali che per l’allargata consapevolezza degli stessi tramite Internet.
Ogni deforestazione, ogni fusione dei ghiacciai, ogni territorio in cui avanza la siccità, nonchè la presenza di inquinanti nell’atmosfera e nei mari è monitorata dal sistema nervoso elevato dei satelliti i cui dati vengono rimandati al sistema nervoso di Internet, a sua volta connesso ai sistemi nervosi dei singoli individui, e a loro volta connessi tra di loro mediante la stessa Rete.
Mai come ora è evidente l’interdipendenza di tutte le cose. Da quando James Lovelock elaborò la teoria di Gaia e la scienza della complessità ci disse che “il battito d’ali di una farfalla può far scatenare un uragano nell’altro emisfero” sono passato solo pochi decenni. Le loro teorie si sono manifestate a volte in stupende, altre volte in tragiche realtà.
Questo ricorda la Rete di Indra, che mi ha ispirato per il nome di questo blog.
I concetti buddisti della compenetrazione sostengono che tutti i fenomeni sono connessi intimamente; per la scuola Huayan, la rete di Indra simbolizza un universo dove tra gli appartenenti l’universo vi sono infinite e ripetute relazioni reciproche. L’idea viene comunicata nell’immagine dell’interconnessione dell’universo rappresentata dalla rete del dio Vedico Indra, la cui rete si stende sul suo palazzo sul Monte Meru, l’asso del mondo per la cosmologia e la mitologia Vedica. La rete di Indra possiede una pietra preziosa ad ogni nodo e ogni pietra viene riflessa in tutte le altre.
Marshall McLuhan considerava la nascita della coscienza ecologica nel momento in cui il nostro punto di vista verso il pianeta si era spostato per la prima volta fuori dal pianeta stesso. Questo avvenne il 17 ottobre 1957 quando con il primo sputnik il mondo naturale si trovò contenuto nel contenitore artificiale. Questo momento in cui la terra diveniva opera d’arte per McLuhan rappresentò la fine della natura e l’inizio dell’ecologia.
La coscienza e l’organizzazione ecologiche sono proprie dell’uomo prealfabetico, perché egli vive secondo l’orecchio e non secondo l’occhio. Invece di crearsi degli scopi, proiezioni esteriori e obiettivi, egli cerca di mantenere l’equilibrio fra le diverse componenti del suo ambiente al fine di assicurare la propria sopravvivenza. Paradossalmente, l’uomo elettronico assomiglia in questo all’uomo prealfabetico, perché ha vissuto in un mondo di informazione simultanea, vale a dire in un insieme di risonanze in cui tutti i dati si influenzano a vicenda. L’uomo dell’elettronica e della simultaneità ha ritrovato gli atteggiamenti fondamentali dell’uomo prealfabetico: si è reso conto che tutto l’orientamento specializzato viene necessariamente in conflitto con tutti gli altri. Marshall McLuhan. Dall’occhio all’orecchio. Armando. Roma. 1982. Originale D’oeil à oreille. Editions Hurtubise HMH, Montreal, 1977
Viviamo in un mondo sempre più interdipendente, in equilibrio dinamico, dove le innumerevoli componenti si connettono e si trasformano a vicenda e in continuazione. Le interazioni e le conseguenze di queste trasformazioni non seguono più le care vecchie prevedibili logiche lineari a cui siamo stati abituati dal razionalismo e dalla scienza che si basa sulle cause e gli effetti.
Nonostante si provi a capirli ed a dirigerli, ed è legittimo farlo, i settori dell’economia, dell’ecologia e della politica sono diventati talmente complessi e collegati da talmente tanti feedback reciproci, che nessuno sa e nessuno può comprenderli nella loro totalità. Si creano computer sempre più potenti per simulare i processi dell’economia, i sistemi ecologiciinterazioni biologiche, ma la comprensione globale, come un miraggio, si sposta ogni volta che emerge un nuovo ordine di complessità.
L’illusione di comprendere in pieno la natura, l’uomo stesso e magari “migliorare” entrambi con interventi massicci sul pianeta e sulla biologia umana si sta scontrando con complessità sempre maggiori e con dei feedback inaspettati. Ritengo che la compresione dettagliata dei sistemi non sia necessaria per vivere armoniosamente in una condizione di complessa interdipendenza.
Le nuove coscienze allargate del pianeta ci stimolano a prendere in considerazione la condizione prealfabeta di cui parla McLuhan, dove mancano gli obiettivi in favore della ricerca di un equilibrio nell’ambiente. Possiamo fare questo senza dover abbandonare gli strumenti intellettuali che abbiamo acquisito nella storia dell’umanità. Non significa ritornare ad una condizione primordiale di connessione con la natura priva di tecnologia o conoscenza scientifiche, piuttosto significa trascendere la fase tecnologica includendola in una coscienza più ampia.
Questo può avvenire tramite gli strumenti della sensibilità e dell’intuizione. Secondo il modello dei chakra, il sesto chakra consente di unire innumerevoli informazioni in una modalità globale, dove l’intelligenza viene unita all’intuizione, mentre il quarto chakra, quello del cuore, consente di integrare una connessione empatica ai nostri processi cognitivi.
Questi canali cognitivi non vengono valorizzati da una società che ha fatto dell’oggettività e della riproducibilità i soli percorsi su cui quantificare il vero.
Iniziano tuttavia i primi tentativi di dare all’intuizione una valenza scientifica (se mai ne avesse bisogno). Ad esempio l’articolo Go with your gut - intuition is more than just a hunch, says Leeds research (Segui l’istinto - l’intuizione è più di una vaga impressione, dicono i ricercatori di Leeds) riporta:
In accordo a un team di scienziati guidati dal professore Professor Gerard Hodgkinson del Centre for Organisational Strategy, Learning and Change alla Leeds University Business School, l’intuizione risulta dal modo in cui il nostro cervello memorizza, processa e recupera le informazioni ad un livello subconscio, quindi è un fenomeno psicologico vero e proprio che necessita di studi ulteriori per aiutarci a sfruttare le sue potenzialità. Ci sono parecchi casi in cui l’intuizione ha impedito catastrofi e casi di guarigioni straordinarie quando i dottori hanno seguito le loro sensazioni istintive. Tuttavia la scienza ha storicamente ridicolizzato il concetto di intuizione, mettendolo nello stesso contenitore della parapsicologia, della frenologia e di altre pratiche pseudoscientifiche. Attraverso l’analisi di un ampio numero di documenti che hanno esaminato il fenomeno, i ricercatori hanno concluso che l’intuizione è il cervello che trae conclusioni sulla base delle esperienze passate e di segnali esterni per prendere una decisione. Questa decisione avviene così velocemente che la rezìazione avviene ad un livello non conscio. Tutto ciò di cui siamo coscienti è una sensazione generale che qualcosa è giusto o sbagliato.
Negli anni 90′ è stato scoperto un sistema nervoso nel cuore, che interagisce con il cervello e può anche indurre processi decisionali autonomi. Da The Intelligent Heart:
Dopo un’approfondita ricerca, uno dei pionieri della neurocardiologia, il dottor J. Andrew Armour, ha sviluppato nel 1991 la nozione del “cervello del cuore”. Le sue ricerche hanno rivelato che il cuore possiede un suo sistema nervoso, abbastanza complesso da poterlo chiamare “un piccolo cervello”. Il cervello del cuore è un’intricata rete composta da molti tipi di neuroni, neurotrasmettitori, proteine e cellule di sostegno, come quelli che si trovano nel cervello vero e proprio. I suoi elaborati circuiti lo rendono capace di agire indipendentemente dal cervello cranico: ovvero, di imparare, ricordare e anche di provare emozioni e percepire. […] Il sistema nervoso del cuore contiene circa 40.000 neuroni, chiamati neuriti, che individuano gli ormoni e le sostanze neurochimiche in circolazione, e percepiscono i livelli del battito cardiaco e della pressione. Tali informazioni ormonali, chimiche, sulla pressione e sul battito cardiaco vengono tradotte in impulsi neurologici dal sistema nervoso del cuore e inviate al cervello tramite vari percorsi afferenti (cioè, diretti verso il cervello). Attraverso questi percorsi nervosi vengono inviati al cervello anche segnali di dolore e altre percezioni fisiche. Questi percorsi nervosi afferenti entrano nel cervello attraverso il bulbo, situato nel tronco dell’encefalo. Tali segnali regolano a loro volta molti dei segnali del sistema nervoso autonomo in uscita dal cervello verso il cuore, i vasi sanguigni e altre ghiandole e organi. Essi però si riversano anche sui centri superiori del cervello, dove possono influenzare la percezione, le decisioni e altri processi cognitivi. Il dottor Armour ritiene il cervello e il sistema nervoso sistemi di elaborazione paralleli e distribuiti, composti di gruppi separati ma interagenti di centri neuronali di elaborazione, distribuiti in tutto il corpo. Il cuore possiede un suo sistema nervoso che opera ed elabora le informazioni indipendentemente dal cervello o dal sistema nervoso.
Il cuore possiede un numero di neuroni limitato, ma ha un campo elettromagnetico che è 5.000 volte più forte del campo generato dal cervello. Si ritiene che questo campo possa trasmettere informazioni che possono essere ricevute da altri. Da Head-Heart Interactions:
Il cuore è il più grande generatore di energia elettromagnetica nel corpo umano: esso produce un campo ritmico elettromagnetico maggiore di quello di tutti gli altri organi. Il campo elettrico del cuore ha un’ampiezza circa 60 volte più grande di quella dell’attività elettrica generata dal cervello. Tale campo, misurabile tramite un elettrocardiogrmma (ECG), è rinvenibile su qualsiasi punto della superficie corporea. Inoltre, il campo magnetico generato dal cuore ha una potenza 5.000 volte più grande di quello del cervello, e può essere rilevato a vari metri dal corpo, in tutte le direzioni, usando magnetometri SQUID. Traendo spunto dalla nostra scoperta che il campo cardiaco è modulato dagli stati emotivi (come descritto nel capitolo precedente), abbiamo effettuato diversi studi per verificare la possibilità che il campo elettromagnetico generato dal cuore trasmetta informazioni che altre persone possono ricevere.
La scienza sta avvicinandosi all’empatia. E’ comunque singolare che ciò che è stato osservato da sempre a livello di percezione non acquisti dignità finchè non viene osservato scientificamente.
Le possibilità cognitive del cuore erano già state espresse da diversi saggi, tra i quali Rudolf Steiner:
Il terzo passo nella conoscenza superiore, necessario per innalzarsi all’Intuizione, può essere raggiunto solo sviluppando al massimo una facoltà che, nella nostra epoca materialista, non viene riconosciuta in quanto forza cognitiva. Quello che si svela tramite l’Intuizione può essere raggiunto solo sviluppando e spiritualizzando ai massimi livelli la capacità di amare. Un uomo deve saper trasformare questa capacità di amare in una forza cognitiva. Rudolf Steiner. The Evolution of Consciousness. Rudolf Steiner Press. Sussex. 1991
Aldous Huxley:
Possiamo amare solo ciò che conosciamo, e non possiamo mai conoscere completamente ciò che non amiamo. L’amore è un modo di conoscenza, e quando esso è abbastanza disinteressato e abbastanza intenso, la conoscenza diviene unitiva e assume così la qualità dell’infallibilità. Dove non c’è amore disinteressato (o, più, in breve, dove non c’è carità), vi è solo amor proprio fuorviato e, di conseguenza, solo una conoscenza parziale e distorta vuoi di se stessi vuoi del mondo delle cose, delle vite, delle menti e dello spirito esterno all’io. Aldous Huxley. La filosofia perenne. Adelphi Edizioni. Milano. 1995
Osho:
Passa dalla testa al cuore. Questa è la prima trasformazione. Pensa di meno, senti di più; intellettualizza di meno, intuisci di più. Il pensiero è un processo molto ingannevole: ti fa credere di stare facendo grandi cose, quando in realtà stai semplicemente costruendo castelli in aria. I pensieri non sono altro che castelli in aria. I sentimenti sono più materiali, sostanziali. Ti trasformano. Pensare all’amore non servirà a nulla, mentre sentire l’amore ti trasformerà. Il pensiero è molto amato dall’ego, perché a quest’ultimo piacciono le finzioni. L’ego non è in grado di assimilare alcuna realtà, e pensare è un processo fittizio. È una sorta di sogno, di sogno sofisticato. I sogni sono visivi e il pensiero è concettuale, ma il processo è lo stesso. I sogni sono una forma primitiva di pensiero, e i pensieri sono una forma civilizzata di sogno. Passa dalla mente al cuore, dal pensiero al sentimento, dalla logica all’amore. E la seconda trasformazione è dal cuore all’essere, perché in te c’è un livello ancora più profondo che nemmeno i sentimenti riescono a raggiungere. […] E la quarta, estrema trasformazione è dall’essere al non-essere. (Osho. The book of Wisdom. Discourses on Atisha’s Seven Points of Mind Training. Rebel Publishing House. Cologne. Germany.)
Se il cuore è un organo cognitivo, non è il solo a far compagnia al cervello. Gli scienziati hanno scoperto un ulteriore “cervello” nell’addome. Questo ulteriore cervello è composto da un insieme di nervi cerebrali nel tratto digestivo. Si suppone che possa riguardare un numero di cellule pari a 100 miliardi, superiore a quelle presenti nel midollo spinale.
I ricercatori ritengono che il cervello nella pancia possa essere responsabile dell’emergere di emozioni quali la gioia o la tristezza e che possa anche mantenere informazioni legate alle reazioni fisiche. Queste scoperte sono compatibili con le antiche visioni della pancia come depositaria di sensazioni e di capacità cognitive istintive. Conosco uno psichiatra che cura la depressione e altri problemi mentali con i lavaggi del colon e micronutrienti per un corretto funzionamento del metabolismo intestinale. Naturalmente viene considerato lui stesso un po’ folle dai suoi colleghi, che però si guardano bene dal provare ad applicare i suoi metodi per capire se vi sia efficacia clinica.
Il professore Jesse J. Prinz, che ha scritto il libro Gut reactions, ritiene che la rete di neuroni nella pancia possa essere la fonte di decisioni inconsce che poi il cervello successivamente rivendica come proprie decisioni conscie. Ad esempio, Benjamin Libet della University of California ha fatto un esperimento con dei volontari. Ha chiesto loro di alzare un braccio. Il loro cervello aveva registrato l’attività circa mezzo secondo dopo il movimento. Quindi egli ritiene che sia implicata un’altra parte del corpo nella decisione.
Il cervello nella pancia era già stato documentato nel 19esimo secolo da un neurologo tedesco, Leopold Auerbach, i cui studi che non sono mai stati ripresi se non recentemente. La nostra cultura è talmente convinta della separazione tra corpo e mente che ha dedicato al cervello l’esclusiva delle attività cognitive. Altri punti di vista non sono stati neanche presi in considerazione. L’esperienza di Galileo si ripete sotto mentite spoglie.
Di nuovo, ciò che la scienza sta solo sfiorando era già sentito da tempo:
Devo fare riferimento ancora una volta al mio amico, il capo del Pueblo, secondo il quale tutti gli Americani erano pazzi, perché convinti di pensare nella testa. Egli diceva: “Ma noi pensiamo nel cuore”. Questo è anahata. Esistono anche tribù primitive che hanno la loro ubicazione fisica nella pancia. (Carl Gustav Jung. La psicologia del Kundalini-Yoga. Bollati Boringhieri. Milano. 2004)
In questa era dell’umanità necessitiamo dei centri del cervello, del cuore e della pancia per far fronte alla complessità e alla interdipendenza di ognuno. Il cervello da solo è troppo… cervellotico per farci uscire dalla crisi attuale dove si intersecano le crisi ambientali, energetiche, di sovrappopolazione ed economiche.
Il cervello stesso è in buona parte responsabile del disastro attuale. Einstein affermava che “I problemi rilevanti che abbiamo di fronte non possono essere risolti con con lo stesso livello di pensiero che li ha creati”.
http://www.indranet.org/brains/#more-161
