Il giardino delle Quindicidici Pietre
I
In questi giorni mi è tornata la voglia di riprendere un vecchio progetto che avevo discusso alcuni anni fa al primo Critical Wine con Sergio Bianchi di Derive/Approdi: tracciare una storia - mappa delle esperienze comunitarie (rurali) italiane, dagli anni 70 ad oggi, e in queste esperienze inserire le riviste, i volantini e una bibliografia di quelli che definisco “ispiratori”, insomma la base culturale da cui sono nate. Dato che disponiamo di una buona massa di documenti cartacei, ho iniziato a sceglierli e poi ho provato a fare una ricerca in rete …!?
Con davanti l’edizione della Bur di “Walden ovvero Vita nei boschi” ho cominciato: ho subito trovato Wikipedia e anche un’Anarchopedia nella quale, con grande stupore ho scoperto una biografia di Thoreau che lo trasformava in un militante anarchico, breve biografia estrapolata dalla presentazione di Piero Sanavio. In questa operazione di taglia-copia-incolla il buon Thoreau perde la propria identità e diventa un’icona, una ennesima etichetta per il palmares ideologico.
Copertina della prima edizione di Walden con un disegno della capanna di Sophia Thoreau
Di Walden esiste una edizione con l’intro dei WuMing ed una bellissima lettura critica di R. Curcio in “Reclusione Volontaria” ed Sensibili. alle Foglie
Il mio stupore si è ulteriormente stupito nello scoprire che anche “l’Ecologia Profonda” era magicamente diventata una delle branche dell’anarchismo (sob), insieme “all’Ecofemminismo”(doppio sob…) a questo proposito mi vengono in mente le critiche di Murray Bookchin all’Ecologia Profonda ma anche le critiche di Peter Berg al buon Murray B. e per consolarmi sono andato a rileggermi delle loro interviste degli anni 80..)
Tanto per farmi del male ritento sul sito di Ecologia Sociale e trovo immagini lampeggianti del tipo “ATTENZIONE PERICOLO” infiltrazioni nel Bioregionalismo attraverso la rivista AAM Terra Nuova e Rete Bioregionale … Trasecolato rispolvero numeri di AAM(1984/85), che con la collaborazione di A Rivista Anarchica, propongono interviste di M. Bookchin (ecologia sociale) e Peter Berg (ispiratore del Bioregionalismo), ancora più trasecolato leggo che il termine (etichetta) bioregionalismo è venuto in uso, per i gestori del sito, dopo aver conosciuto Peter Berg … di cui ho una bella immagine che lo ritrae insieme a J. Masnovo (redattore AAM) e G. Moretti (tra i fondatori della Rete Bioregionale e grande amico di Berg) durante la sua visita in Italia nel !993/4.
Visto il mio masochismo tiro notte e digito J. Zerzan … e qui crollo: scambiare delle analisi
(Zerzan si definisce uno studioso!) per modelli di vita o peggio ideologici serve solo a fumosi e alcolici dibattiti notturni; raminghi ne conosco, ma quelli che possono vivere con nulla, perchè sanno persino quali sono le cortecce di albero buone da mangiare sono meno delle dita delle mie mani. Ho conosciuto Zerzan a Pitigliano, durante il Festival di Letteratura Resistente, e grazie alla gentilezza della traduttrice ho potuto dialogare con lui tanto da condividere l’idea che non esiste un ritorno al Primitivismo ma da quella sua analisi scaturisce l’immaginario di un modello di vita comunitario basato su rapporti non gerarchici, in mutuo appoggio reciproco, di autogestione responsabile, di autoproduzione ( permacultura, agricoltura sinergica), di piccole comunità locali. Mi sono arreso e ho rinunciato a cercare G. Winstaley, l’ispiratore degli “Zappatori senza padrone” che a forza di bazzecole e pinzillacchere va a finire che a Gianbardo e a Ulisse gli fischiano le orecchie e tornano dalla Spagna con l’accetta e la clava!
Ciascuno vede le cose a modo suo e dal suo punto di vista, come nel bellissimo disco dei Franti “Il Giardino Delle Quindicidici Pietre”: a secondo di come ti posizioni scorgi un numero variabile di pietre e quindi vedi solo una parte …o vedi quello che vuoi vedere.
Devi cercare per trovare, perché c’è una posizione da cui puoi scorgere tutte le pietre e godere la bellezza del giardino; ed è per questo che siamo pieni di domande e poveri di certezze.
Manu è a Milano per un mercatino artigianale in ticinese, io preparo vasetti di peperoncini ripieni e marmellate, curo l’orto e predispongo per rinfrescare i muri di casa… finito questo post le telefono e chiedo di scattare qualche foto al bar Rattazzo e alla CaLusca così quando torna le guardo e mi passa lo sconforto e magari … magari per via ctonia ad energia orgonica il Primo Moroni si connette e ci manda un WikiCalusca!!
Buon cammino Renato
