Mercatino "clandestino"
Ci sono svariati modi per trasformare il mero acquisto di merci in un gesto ricco di relazioni e di senso...Etain ce ne propone uno....
SEMPRE PIÙ LOCALE: DEINDUSTRIALIZZIAMO LA SOCIETÀ!
Agire in sintonia con l’ordine naturale vuol dire riconoscere che la fonte del benessere è la biosfera e non i beni e i servizi della “civilizzazione”.
Dopo Genova, eravamo tornati al podere e con altri amici ci si era chiesti in che modo bisognerebbe agire per dare vita a un mondo più sostenibile, giusto E DIVERTENTE. La rabbia per le botte di Genova si era aggiunta alle frustrazioni dovute alla legislazione europea sempre più repressiva nei confronti dell’agricoltura contadina: è praticamente vietato fare il contadino in Europa, ormai. Decidemmo di fare un incontro fra tutti quelli che in campagna, da questi parti, fanno una vita basata su un’agricoltura sostenibile. Avevamo invitato cinquanta gruppi ma alla riunione eravamo otto persone. Di nuovo, un senso di frustrazione! Comunque si era deciso di fare un mercatino una volta al mese, per scambiare fra di noi tutto quello che è vietato vendere (formaggio, vino, olio, marmellate, salse, succhi, pane, ecc.), più verdure, libri e altre cose usate. Il primo mese eravamo in dodici, il secondo mese eravamo in sedici, il terzo mese in venti. A distanza di quattro anni, sull’elenco del mercatino fra piccoli produttori e simpatizzanti, siamo diventati novanta anche se all’incontro vengono fra le quaranta e le settanta persone. È diventato un bell’appuntamento in cui ci si vede, circolano le notizie, si fanno accordi e scambi di ogni tipo e dove i nuovi rifugiati dalla vita urbana trovano incoraggiamento e aiuto, cosa importantissima.
Il mercatino si fa ogni volta in un podere diverso, così in un anno visitiamo dodici poderi: questo permette a tutti noi di conoscerci meglio e di vedere come ognuno risolve i problemi quotidiani legati alla pratica di un’agricoltura biologica a basso impatto ambientale, in una società con ben altre idee! Cominciamo alle tre del pomeriggio per permettere a chi ha gli animali di tornare in tempo per governarli, ma spesso chi può rimane fino a tardi e mi ricordo che una volta il mercatino è finito all’alba. Chi ospita il mercatino tira fuori vino, tè, dolci e ogni sorta di ben di Dio e così è sempre un’occasione di festa.
Ogni mese si manda una lettera a tutti con la mappa che illustra come arrivare al prossimo mercatino e con gli annunci: chi vende un cavallo, tre maialini, chi cerca casa, chi ha l’orzo biologico disponibile, chi vuole una vecchia motozappa e così via. Questa comunicazione che -potrebbe sembrare superflua, si è invece rivelata fondamentale per mantenere in piedi il mercatino. Una volta all’anno si fa una colletta (euro 10 a testa) per le fotocopie e i francobolli. Noi speriamo che questo mercatino trovi tanti imitatori: l’ideale sarebbe che ogni piccola zona ne avesse uno, e alla fine che ogni valle ne avesse uno e che un domani invece della cadenza mensile ne avesse una settimanale, ai danni dei supermercati.
Sembra una cosa piccola, ma ogni grande rivoluzione vera comincia in modo graduale e embrionico. E POI CRESCE!
Etain
da “Quaderni di vita Bioregionale”
