Al posto di seguire le varie “rievocazioni” del ’68 che incombono
e incomberanno per tutto il 2008 e percorrendo il filo di una ricerca personale
sulla nascita e la storia delle comuni italiane, ho iniziato la rilettura di un
vecchio saggio di Mario Maffi – La cultura andergraund – (ed. Laterza 1972) che
mi sembra abbia avuto anche successive ristampe e aggiornamenti.
Costa dirlo ma gli
embrioni di quel periodo di rivolta che riassumiamo nel ’68 presero vita negli
Stati Uniti nei primi anni ’50 con i movimenti Beat, Underground e poi nei ’60
con i movimenti non-violenti, lo scoppio dei campus universitari (Berkley e il
Free Speech Movement), Malcolm x, gli Hippies e i Diggers….
L’onda lunga di
questo sommovimento culturale, artistico, politico ed esistenziale arriveranno
in Europa e in Italia, tracciarne la storia è lavoro lungo ed entusiasmante che
richiede tempo e curiosità, ma alcune considerazioni e riflessioni mi sono
venute quasi di getto anche stimolate da una inevitabile nostalgia per il
vissuto e dallo scarso entusiasmo che mi infondono il tempo presente e i
presagi di quello a venire.
In quegli anni la
critica radicale dei movimenti faceva a pezzi i “pilastri” della società: famiglia,coppia,
scuola,lavoro, religione, informazione e cultura.
Bisognerebbe
reimparare quell’alfabeto, e coniugarlo con quello olistico, ne uscirebbe la
“visione” di un altro mondo possibile ora.
(zappatori a Montalto di Castro, immagine tratta da Derve/Approdi)
(Continua)