L'orizzonte di domani

Published on 04:08, 04/17,2008

Mi sono svegliato "berlusconiano" e non è stato un bel risveglio, ma non lo sarebbe stato nemmeno quello "veltroniano"...

 Facendo un rapido calcolo, il 99,8% degli italiani votanti ha scelto ...la crescita...

Io auspico la Decrescita ...avremmo perso comunque.

La scomparsa della "Sinistra" non mi sconforta più di tanto, era scomparsa intorno al 77' ma se ne sono accorti l'altro ieri.

Concordo con un coetaneo e fratello di stendardo su quale sia l'orizzonte che ci attende.

 

L'orizzonte di Franco "bifo" Berardi

 

La bufera ha spazzato via i detriti del ventesimo secolo. Non c'è di che rallegrarsi. Il Novecento fu un secolo tremendo di violenza e di guerra, ma aveva per lo meno un orizzonte al quale guardare, una speranza da coltivare. Oggi non vi è più nessun orizzonte, solo paura dell'altro e disprezzo di sé. Questo è l'argomento del quale dobbiamo occuparci, non del risultato delle elezioni.

 

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Manifesto per la Terra

Published on 19:09, 04/15,2008

Ciascuno vive secondo i proprii principi...etici, politici...inseguendo un immaginario, personale o collettivo, una visione  o una intuizione....o come può e con quello che c'é. In questo "tempo" é ben difficile tenere il passo sul sentiero della coerenza  ma dopo tanti Manifesti e manifestazioni sottoscritte e praticate quello che segue é l'unico che sento vincolante e inderogabile perché impegna la vita intera.........

 

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Utopia

Published on 02:03, 04/13,2008

Per un giorno tace la sarabanda della politica, e mi resta una immagine sbiadita e sciapa della parola, che per molti dei miei anni ha coinciso con l’agire, con la pratica militante, con l’elaborazione teorica collettiva, frutto di scelte etiche, esistenziali e culturali.

Ma a dirla tutta inseguivamo una nostra “utopia”, individuale e collettiva.

Non c’è nessuna utopia nella politica di questi anni, nessun territorio comune dove tutto è possibile... ciascuno si è come ritirato in un territorio dal quale tutto appare impossibile.

Hannaah Arend diceva che l’agire politico è un inizio che interrompe e contraddice processi automatici ormai consolidati, ma adesso mi sembra che l’agire politico non possa avvenire attraverso il linguaggio delle ideologie o nelle pratiche di protesta, di rivendicazione o scontro ma nelle strategie di “fuoriuscita” dal circuito delle merci,un poco simile a quello praticato dalla mia generazione a metà degli anni 70 che invase e ribaltò la concezione di lavoro precario in uno strumento di non dipendenza dall’ideologia del lavoro fisso e stabile con pensione assicurata. Sempre in quegli anni una piccola tribù variegata e immaginifica individuò nel “ritorno alla Terra” il sentiero collettivo da percorrere.

La politica, allora assumeva il linguaggio dell'agire quotidiano, del qui e subito ma anche diveniva teritorio dell'esodo, della fuga che è il diritto primario di ogni prigioniero, abbandonava lo scontro frontale con "lo stato presente delle cose " e si spostava sulle frontiere dell'utopia praticabile sparigliando l'alfabeto come nella canzone di Claudio Lolli (..il lavoro l'ho chiamato piacere...)

(piedi che camminano seguendo i sentieri di utopia) 

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La coscienza ecologica globale

Published on 04:33, 04/01,2008

Questo post lo stò leggendo con lentezza, e penso che mi accompagnerà per qualche giorno, e saluto da lontano il suo autore, che ringrazio profondamente.

La coscienza ecologica globale è diventata inevitabile sia per gli evidenti disastri ambientali che per l’allargata consapevolezza degli stessi tramite Internet.

Ogni deforestazione, ogni fusione dei ghiacciai, ogni territorio in cui avanza la siccità, nonchè la presenza di inquinanti nell’atmosfera e nei mari è monitorata dal sistema nervoso elevato dei satelliti i cui dati vengono rimandati al sistema nervoso di Internet, a sua volta connesso ai sistemi nervosi dei singoli individui, e a loro volta connessi tra di loro mediante la stessa Rete.

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Sarà un compost che li seppellirà

Published on 03:36, 03/23,2008

Il piccolo progetto di luogo virtuale dove sommare e condividere differenti percorsi, pratiche, saperi  e utopie intorno a quella che, si può definire autoproduzione rurale, ha iniziato a prendere corpo... Siamo già in due ...(ottimista!?!)

Con Reginazabo http://reginazabo.noblogs.org/   abbiamo individuato tre “luoghi” dove posizionarlo : http://www.inventati.org/inventa/doku.php    

 http://www.socialforge.net/

http://we.riseup.net

Ci si può chiedere perché l’ennesimo sito di orti e fiori e ricette e conserve ecc. vista l’abbondanza di materiali in rete ...Perchè prodursi verdure, frutta, conserve, tisane, pomate in questo tempo assume un senso forte di ribellione, è riappropriarsi di saperi e sapori che la globalizzazione ci ha sottratto, perché in ogni piccola autoproduzione si conserva e mantiene la “memoria” dei gesti, delle fatiche, dei pensieri, delle immagini, dei suoni ..delle energie.

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Consumo a tempo indeterminato

Published on 21:26, 03/15,2008

Il gerarca propone, come via d’uscita  alla precarietà del lavoro, l’instaurazione di rapporti personali con la parte ricca di beni del paese: sei povera/o ... fatti una ricca/o!

Grande scontro politico sulla infame battuta.

Veramente ci sarebbe da scontrarsi sull’idea del lavoro!

Anzi meglio sarebbe ri/pensare al “rifiuto del lavoro” ...!

 

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Le buone pratiche e la consapevolezza

Published on 00:27, 03/05,2008

La campagna elettorale, ci piaccia o meno, riporta in primo piano due questioni fondanti del nostro vivere in questo tempo e in questo mondo: le “buone pratiche” e la “cultura consapevole”. Prendo a prestito due interventi, diciamo difformi, apparsi in rete.

Li definisco difformi perché, nella loro complessità rappresentano due percorsi distanti nel loro progredire e rivolti(o almeno mi sembra) a nicchie di pensiero e di agire sociale poco comunicanti. Per le possibili alchimie della vita mi sento invece di sottoscriverli entrambi, che vuole dire : entrambi stimolano una riflessione profonda e in qualche modo essenziale.

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Piuma Bianca, l'ape e il nucleare

Published on 01:54, 03/02,2008

      Due notizie di quelle che ci fanno capire che, per quanto uno si sottragga al tempo presente...non serve a nulla. Oltretutto non saprei dire quale sia la più terribile: la moria delle api o il ritorno al nucleare promesso da Berlusconi.

In Italia si sono persi 200 mila alveari nel 2007, ma anche in Europa e Usa la situazione è grave. Inquinamento elettromagnetico, uso di pesticidi e diserbanti nell’agroindustria, cambiamenti climatici, sono le cause principali della grave moria delle api in Italia: in un anno il numero degli insetti si è dimezzato. Una cifra enorme con rischi gravi per i delicati equilibri dell'ecosistema e per il ciclo naturale, con danni economici stimati in 250 milioni di euro.
Il disastro interessa tutta l'Europa, con una perdita tra il 30% e il 50% del patrimonio di api;

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