Chi ogni
tanto transita per il blog si sarà accorto della nostra attenzione per le
culture alternative degli anni 60-70,non a caso, visto che gran parte delle teorie
e pratiche di autosufficenza, ecologia profonda, bioregionalismo, agricoltura
naturale ...nascono in quel periodo.
Ad
esempio, quasi nulla si ricorda e conosce dell'esperienza di Ruth Stout, famosa
in America per il suo metodo agricolo, il "no-work mulching system"
(sistema del non lavoro, della non aratura, della pacciamatura) e anche per aver
contribuito assieme a Helen e Scott
Nearing (Bibliografia
Helen e Scott Nearing la trovi QUI) alla nascita e diffusione del movimento di ritorno alla
Terra tra la fine degli anni 50 e gli anni 60.
Riprendo
il racconto, iniziato alcuni mesi fa e mai continuato, sulle persone
incredibili e straordinarie che, in vario modo e differente misura, hanno
influenzato il tempo della mia vita.
Per
scrivere di Primo Moroni è necessario intrecciarne il suo ricordo con quello
della libreria Calusca e del quartiere Ticinese perché il tutto è legato
indissolubilmente in quella Milano degli anni 70’ e 80’.
La
Calusca era stata fondata da Primo e dalla moglie Sabrina, situata poco prima
delle colonne di San Lorenzo (cambiò locazione 2 o 3 volte, ma sempre in quella
via fino alla chiusura e riapertura in via Conchetta)era la principale libreria alternativa in
Italia, punto di riferimento di un’area indefinibile di non organizzati, cani
sciolti, situazionisti, libertari, operaisti …
Dopo aver pubblicato il post sugli Zappatori
senza padone ho conosciuto Marco
Bucciarelli (autore del libro “Dagli Appennini a Piazza Naona – Da Piazza
Navona agli Appennini”), con cui condivido corrispondenza e un Progetto
MemoriaAlcuni giorni fa mi ha spedito la
cronaca del ritorno
all'
Acquacheta, trent' anni dopo
Al Passo del
Muraglione imperversa un vento freddo, domenica 20 luglio 2008, un vento che m'
infila di continuo i capelli in bocca e negli occhi. È il modo un po' irruento
in cui il vento mi dà il buongiorno; è il suo modo di proteggermi dagl'
insetti, dal sudore e da altre molestie, ed io lo apprezzo. Amo il vento piú
del mare, piú del sole, piú di altri fenomeni meteorologici, e rimango un bel
po' lí in piedi come uno spaventapasseri, in mezzo alla strada troppo
trafficata nella domenica mattina estiva, con capelli e camicia svolazzanti,
rimango fisicamente immobile fra le due corsie della strada, ma i pensieri mi
corrono in qua e in là, e nemmeno il vento riesce a tener dietro al pensiero.
Se prendi la strada che collega la nostra casa alla statale sottostante sembra di stare in un altro mondo...ma appena imbocchi la 582 ti accorgi che sei in questo di mondo...(Continua)
Avevamo detto del RADUNO DI DONNE PER IL SOLSTIZIO
D'ESTATE
sulla montagna tra Bologna e Pistoia, ospiti del territorio delle comunità del
Popolo degli Elfi, oggi ci è arrivata la lettera di Clara con il racconto
Siamo
pochi giorni prima del raduno. A Campo Mascherina lentamente si monta la cucina
da campo e il grande gazebo. Lo fanno un paio di uomini e di ragazzi, vogliosi
di dare un loro contributo, dietro le quinte, a questo incontro. Arrivano piano
piano le prime donne che desiderano dare una mano con i preparativi. Tuttavia,
il pomeriggio di giovedì, sembra ci sia ancora così tanto da fare. La spesa, il
pane, i cartelli, gli striscioni... io stessa, che ho accolto l'invito a
chiamare l'incontro, sono stanca e disorientata. So che tutto funzionerà, anche
se Anna è a letto con la vertebra rotta, anche se vorrei sedermi sotto un
albero e chiudere gli occhi, o addirittura andarmene via. C'è Delsa, arriva più
tardi del previsto, ma c'è, che benedizione. E ci sono tutte quelle che
verranno. Al solito, in comunità, i commenti ruotano attorno alla questione se
sia giusto o meno escludere gli uomini. Addirittura gira la voce che questa
volta possono partecipare. In un certo senso si vorrebbe fare un raduno di
donne a cui possono venire tutti. Sarà mai possibile? Perchè sembra così
strano, se ci vanno “solo” donne e bambini? Da dove arriva questo forte senso
di esclusione e ingiustizia?
Sembra
che i raduni di donne facciano paura. Alle stesse donne, che spesso non
riescono a decidersi a venire, non senza il loro compagno.
Ma
che cos'è un raduno di donne? Perchè lo si chiama? Cosa vi succede?
Non è
facile rispondere. Ci sarebbero tanti di quegli aspetti da prendere in
considerazione: la natura dell'essere umano, il femminile e il maschile, la
sacralità della vita.....da dove cominciare?
Lunedì
ci stavamo tornando dall’ennesimo mercatino stanchissimi, pregustando dormite
letargiche, colazioni interminabili e pisolini conseguenti quando rispondendo
al trillo del telefonino ... “ciao
Renato, sono Marco ... siamo in Liguria e pensavamo di passare a trovarv” i...
I Tutorus, eterni musicisti
nomadi!! ... “Ci vediamo a casa” ...
Abbracci,
allegria, racconti, birra, pasta con il pesto e quella gioia sottile che
riempie i gesti più semplici, fa luccicare gli sguardi e scioglie la briglia
delle parole.
Poi
Manù, vista la stanchezza decide di stendersi ... il nostro amico Jancsi improvvisa una
serenata, perché per lui suonare è molto più che parlare. Quindi tutti a
dormire, la vita di strada assorbe molte energie ed un buon riposo necessita.
E
uscito "LA COMUNE HIPPY DI OVADA.
Un'utopia vissuta. Storia, Immagini, Testimonianze", Edizioni Archivio
Storico della Stampa Underground (MI)- Associazione Amici della Colma (AL) 2008
Storia
e cronaca di uno dei primi (se non il primo) esperimenti di comune agricola, meteora
velocissima fu mitizzata per anni. Può anche essere un inizio per ripercorrere
il periodo underground - beat - hippy (non solo nella versione casereccia
italiana) che fu un’incredibile esperienza culturale, poetica e visionaria.
Il
sogno si concluse il 7 settembre 1971, alle 5,30 del mattino quando la polizia
fece irruzione in alcuni casolari sulle colline di Lerma in territorio di
Ovada, ponendo fine a uno dei miti più discussi della cultura underground
dell'epoca, la famosa “comune di Ovada”.