La
pioggia dei giorni e degli anni ci scava la pietra dei ricordi,
incidendola come fa lo scalpello su
pietra o legno, e rimangono tracce e presenze che spesso hanno volto senza
nome, risate che si rinnovano senza motivo, folate di emozioni che scompigliano
la quiete di giornate di calma piatta, nostalgie improvvise di cui pensavi non
essere capace.
Sono
gli incontri spesso casuali e rapidi, con persone o storie o meraviglie che a
volte trasformano la vita, tutto sommato normale che anche io conduco, in un
viaggio strabiliante, fantastico e meraviglioso.
Mi
piacerebbe cominciare a raccontare di questi incontri, non tanto perché io
abbia molto da dire, ma perché sono sempre più convinto che la storia personale
di ciascuno sia colma, o perlomeno sia stata colma di bellezza, di speranza, di
cose buone e meravigliose nonostante questo tempo intriso di paura, ferocia e
violenza.
Aprire
lo scatolone delle memorie non è cosa facile o indolore, immediato arriva il
paragone con quello che viviamo adesso e per autodifesa o paura o istinto di sopravvivenza
ti viene da chiuderlo, ma è sempre
troppo tardi: le foto diventano visi, gesti, giornate, allegrie, amori, serate,
sbronze, utopie; lettere si trasformano in anni, decenni, epoche,
case che hai abitato, condiviso e le case ancora in corpi, visi, parole,
canzoni, carezze e promesse.
Persino
incontri brevi e casuali sembrano proporti e/o ricordarti di quanto fosse
differente lo sguardo (che adesso manca) sul mondo.
Non
si possono ordinare i ricordi per
importanza, data o intensità, quindi li lascio fluire, scusandomi della
pochezza dello scrivere a confronto del vivere.
(Continua)