Ci siamo messi a sognare di mattina presto

Published on 23:38, 07/17,2008


Lunedì ci stavamo tornando dall’ennesimo mercatino stanchissimi, pregustando dormite letargiche, colazioni interminabili e pisolini conseguenti quando rispondendo al trillo del telefonino ... “ciao Renato, sono Marco ... siamo in Liguria e pensavamo di passare a trovarv” i... I Tutorus, eterni musicisti nomadi!! ... “Ci vediamo a casa” ...

Abbracci, allegria, racconti, birra, pasta con il pesto e quella gioia sottile che riempie i gesti più semplici, fa luccicare gli sguardi e scioglie la briglia delle parole.

Poi Manù, vista la stanchezza decide di stendersi ... il nostro amico Jancsi improvvisa una serenata, perché per lui suonare è molto più che parlare. Quindi tutti a dormire, la vita di strada assorbe molte energie ed un buon riposo necessita.

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La comune di Ovada

Published on 02:53, 07/16,2008

E uscito  "LA COMUNE HIPPY DI OVADA. Un'utopia vissuta. Storia, Immagini, Testimonianze", Edizioni Archivio Storico della Stampa Underground (MI)- Associazione Amici della Colma (AL) 2008

Storia e cronaca di uno dei primi (se non il primo) esperimenti di comune agricola, meteora velocissima fu mitizzata per anni. Può anche essere un inizio per ripercorrere il periodo underground - beat - hippy (non solo nella versione casereccia italiana) che fu un’incredibile esperienza culturale, poetica e visionaria.

Il sogno si concluse il 7 settembre 1971, alle 5,30 del mattino quando la polizia fece irruzione in alcuni casolari sulle colline di Lerma in territorio di Ovada, ponendo fine a uno dei miti più discussi della cultura underground dell'epoca, la famosa “comune di Ovada”.

Da un volantino dei “comunardi”

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Si è di dove si sta bene

Published on 17:38, 07/01,2008

 

 

( il borgo visto dalle pendici dello Scravaion )

 

Noi ( io e Manu ) viviamo in questo borgo abbandonato dell’entroterra ligure da circa cinque anni e possiamo dire che siamo di qui, in fondo uno è di dove sta bene; per vivere pratichiamo quello che ci piace definire artigianato-artistico o artistigianato o anche mestiere manuale e creativo in strada, insomma a casa diamo vita a oggetti in cuoio e legno che poi vendiamo durante mercatini e feste varie, facciamo quindi parte di una specie di “razza in via di estinzione” che andrebbe protetta al pari della foca monaca e dell’artigianato indigeno guatemalteco. Integriamo questa attività coltivando i nostri orti, preparando conserve, raccogliendo ed essiccando erbe ecc. e per essere sincero devo dire che Manu è l’artigiana ( svolgo la funzione di vice-aiuto-aspirante…) e io il contadino(lei ha un rapporto estatico con l’orto…). Avevamo abbandonato da tempo, seguendo strade diverse la vita metropolitana, i suoi tempi e modi, il lavoro salariato, …. e con essi la codificazione/mercificazione dominante della vita, ma anche la militanza politica nei movimenti alternativi e/o antagonisti. Abbandonato nel senso di lasciato alle spalle, senza pentimenti per quello detto e fatto, con qualche nostalgia per la giovinezza: in due facciamo 106 anni e nella media ci guadagno io! Potrei dire che il nostro “sguardo” sul mondo si è fatto più acuto, più curioso, più attento e che ci facciamo molte più domande, abbiamo poche risposte e ancora meno certezze di cui ci fidiamo,con le quali tentiamo di percorrere l’aspro sentiero della coerenza con le nostre visioni della vita.

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Poesia del giorno

Published on 03:47, 06/06,2008

Uno cosa fa se passa davanti ad un’edicola e si legge qualche prima pagina?

Uno gli tocca leggere poesie.

Prima vennero

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché 
rubacchiavano.

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Mamma li lupi!.

Published on 03:51, 05/31,2008

Questo è un vecchio post ... lo ripropongo ancora ...! Oggi, qualche giorno del maggio 2008, in qualche luogo delle periferie dell'Impero i sogni ci dicono:

che questa è una storia, di quelle che ascolti da uno e poi racconti a qualche altro, e durante questo passaggio la storia si trasforma e si arricchisce di nuovi particolari: perché una storia che si rispetti non rimane mai uguale.

Si, so benissimo che adesso è pericoloso raccontare e pure ascoltare le storie, il Grande Imbonitore le ha proibite, dice che travisano la realtà e sovvertono la finzione dell’Unico Schermo, ma che volete farci, a me mi salta la mosca al naso, quando mi dicono che non si può fare

(A CAMPANARA  ...LE STORIE INTORNO AL FUOCO) 

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Incontri

Published on 02:18, 05/20,2008

La pioggia dei giorni e degli anni ci scava la pietra dei ricordi, incidendola  come fa lo scalpello su pietra o legno, e rimangono tracce e presenze che spesso hanno volto senza nome, risate che si rinnovano senza motivo, folate di emozioni che scompigliano la quiete di giornate di calma piatta, nostalgie improvvise di cui pensavi non essere capace.

Sono gli incontri spesso casuali e rapidi, con persone o storie o meraviglie che a volte trasformano la vita, tutto sommato normale che anche io conduco, in un viaggio strabiliante, fantastico e meraviglioso.

Mi piacerebbe cominciare a raccontare di questi incontri, non tanto perché io abbia molto da dire, ma perché sono sempre più convinto che la storia personale di ciascuno sia colma, o perlomeno sia stata colma di bellezza, di speranza, di cose buone e meravigliose nonostante questo tempo intriso di paura, ferocia e violenza.

Aprire lo scatolone delle memorie non è cosa facile o indolore, immediato arriva il paragone con quello che viviamo adesso e per autodifesa o paura o istinto di sopravvivenza ti viene da  chiuderlo, ma è sempre troppo tardi: le foto diventano visi, gesti, giornate, allegrie, amori, serate, sbronze, utopie; lettere si trasformano in anni, decenni, epoche, case che hai abitato, condiviso e le case ancora in corpi, visi, parole, canzoni, carezze e promesse.

Persino incontri brevi e casuali sembrano proporti e/o ricordarti di quanto fosse differente lo sguardo (che adesso manca) sul mondo.

Non si possono ordinare  i ricordi per importanza, data o intensità, quindi li lascio fluire, scusandomi della pochezza dello scrivere a confronto del vivere.

 

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Buskers

Published on 03:30, 05/19,2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante le ultime due manifestazioni a cui abbiamo partecipato come “artigiani artistici” abbiamo avuto modo di conoscere un piccolo gruppo di musicisti di strada, ma definirli così è veramente riduttivo e allora chiamiamoli “artisti” di strada, di origine rumena e italiana.

Dico artisti perché costruire strumenti come violini, bassi, mandole, flauti, zampogne e suonarli con passione e talento vuole dire fare arte e cultura.

La cosa più bella: la loro allegria: nonostante dormissero sotto un telo, nonostante il tempo inclemente, nonostante i pochi soldi e i pochi apprezzamenti ... loro suonavano con l’anima.

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Esodo o approdo?

Published on 01:15, 05/08,2008

Da molti anni non trovavo qualcosa che, come la dichiarazione d’intenti della Rete Bioregionale, rifletta il mio “sentire”, essere in sintonia di pensiero, moto del cuore e azione. E’ semplice, ma è precisamente il senso della mia ricerca personale di questi ultimi anni. Ciò nonostante io non sia una contadina, bensì una artigiana artistica o meglio “creatrice di opere dell’ingegno creativo”. Ma la Terra chiama e la sua voce è possente per chi ha orecchie… Alla Terra sono tornata,  per un’inesorabile “esigenza esistenziale”, quando cioè mi sono resa conto che la città mi era ormai diventata umanamente, spiritualmente e animalmente invivibile, costringendomi a condividere l’incondivisibile, ad alimentare  sempre più, mio malgrado, l’ingordigia cieca di un sistema (economico, sociale ecc.) da cui irrimediabilmente dissento, combinato con il bisogno di solitudine e, non ultimo, la necessità di riempire quotidianamente lo sguardo di bellezza, di aria i polmoni, di fiori, e rupi, e vento, e profumi, e alberi gli occhi, le orecchie, il naso, la pelle.

  (Continua)